Entrati in vigore i nuovi dazi USA: 10% su gran parte delle importazioni
A partire dalle 00:01 di sabato (le 06:01 in Italia), sono ufficialmente entrati in vigore i nuovi dazi doganali del 10% imposti dall’amministrazione statunitense.
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La misura colpisce la maggior parte dei prodotti importati negli Stati Uniti dal resto del mondo, aggiungendosi ai dazi già esistenti e aprendo la strada a un nuovo fronte di tensione nel commercio globale.
Il provvedimento, annunciato nei giorni scorsi dalla Casa Bianca, rappresenta un significativo irrigidimento della politica commerciale americana e rischia di innescare reazioni a catena tra i partner internazionali, già in allerta per le ricadute economiche del provvedimento.
Tra le novità dell’ultimo momento, figura la riduzione delle tariffe previste per due territori francesi d’oltremare inizialmente destinati a subire dazi molto più alti: La Réunion, nell’Oceano Indiano, e Saint-Pierre-et-Miquelon, piccolo arcipelago nell’Atlantico settentrionale.
Secondo una prima versione della lista pubblicata mercoledì dalla Casa Bianca, le importazioni dalla Réunion sarebbero state colpite da una tariffa del 37%, mentre quelle da Saint-Pierre-et-Miquelon avrebbero dovuto scontare un’imposizione del 50%.
Tuttavia, una versione aggiornata del provvedimento, visionata dall’agenzia AFP, mostra che entrambe le regioni saranno soggette al dazio “standard” del 10%, come la maggior parte dei Paesi colpiti.
Questa revisione allinea i due territori alle altre collettività francesi d’oltremare, tra cui Guadalupa, Martinica, Guyana francese e Mayotte, già soggette a dazi del 10%.
Il nuovo pacchetto di dazi è visto da molti analisti come una mossa di forte impatto, che potrebbe destabilizzare ulteriormente l’equilibrio del commercio internazionale.
L’incremento tariffario, sebbene contenuto nella percentuale, colpisce trasversalmente numerosi settori economici e rischia di innescare una serie di contromisure da parte dei Paesi colpiti.
Le prossime settimane saranno decisive per comprendere l’effettiva portata delle misure e le reazioni dei partner commerciali, soprattutto in Europa e Asia, dove si temono pesanti ripercussioni sull’export.
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