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Minacce e violenza nei confronti dell’ex, condanna per il nipote del ras dei Contini

Cronaca di un amore non corrisposto sfociato in stalking e violenza: 4 anni di carcere per Davide Buonocore e un anno di carcere per lo zio Roberto Murano
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Davide Buonocore, legato da una parentela con , figura di spicco del clan Contini, ha perseguitato la sua ex fidanzata, rea di averlo lasciato.

La vittima ha denunciato l’accaduto e, dopo sei arresti avvenuti lo scorso giugno, si è concluso ieri il processo di primo grado.

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Il giudice del rito abbreviato ha condannato Buonocore a quattro anni di reclusione, mentre lo zio Murano ha ricevuto una di un anno. Pene minori, invece, per le donne coinvolte: Stefania Palumbo, Carmela Palumbo, Annamaria Palumbo e Anna Murano, rispettivamente moglie, cognate e figlia del presunto capoclan, sono state condannate a due anni con sospensione della pena.

La Procura aveva chiesto condanne più severe, ma il giudice potrebbe aver optato per una riqualificazione del reato in minacce, concedendo pene inferiori. L’attività investigativa è partita dalla denuncia della vittima, che ha subito reiterate minacce, molestie e aggressioni.

La posizione di Buonocore è apparsa subito grave: già ai domiciliari per un’altra vicenda, si sarebbe recato a casa della ex fidanzata, insieme alla zia Carmela Palumbo, per offenderla e minacciarla di morte. Condotte aggravate dal metodo mafioso, বিবেচনা la contiguità degli autori con il clan Contini.

La vittima era stata dapprima indotta a intrattenere una relazione con Buonocore e, in seguito alla decisione di interromperla, a desistere a causa di continui atti persecutori. L’ultimo atto si è consumato la notte tra il 7 e l’8 maggio, quando Buonocore, appreso della nuova relazione della ex, si è presentato sotto casa inveendo contro di lei.

Poco dopo, un gruppo di giovani a bordo di ha circondato il palazzo. Il giorno successivo, è intervenuto Murano, minacciando i parenti della ragazza. Un tentativo disperato, neutralizzato dalla querela che la vittima aveva già formalizzato, chiedendo aiuto allo Stato. Nonostante la gravità dei fatti, cinque persone coinvolte sono ora tornate a piede libero.


Articolo pubblicato il giorno 13 Febbraio 2025 - 12:49


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