Sarà una nuova società costituita per il 75% dai turchi di Arcelik e per il restante 25% dagli americani di Whirlpool a gestire il business europeo della multinazionale americana dei grandi elettrodomestici.
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Lo prevede un accordo raggiunto tra Whirlpool e Arcelik, che prevede la creazione di “una piattaforma europea di grandi elettrodomestici da oltre 6 miliardi di euro di fatturato, con oltre 200 milioni di euro di sinergie sui costi”.
Per la multinazionale americana si tratta della “conclusione della revisione strategica della propria attività di business in Europa, Medio Oriente e Africa“, con un’accelerazione della trasformazione del portfolio di Whirlpool.
Che lo scorso giugno ha ceduto sempre ad Arcelik le sue attività in Russia (compreso il distretto elettrodomestici di Lipetsk) e le operazioni commerciali in Russia, Kazakistan e Paesi Csi (la Confederazione delle ex repubbliche sovietiche).
Whirlpool contribuirà alla nuove realtà aziendale con i grandi elettrodomestici a marchi Whirlpool, Hotpoint, Bauknecht e Indesit. Arcelik con le proprie attività di elettrodomestici, elettronica di consumo, climatizzazione e piccoli elettrodomestici. Ma non è finita: separatamente, Whirlpool ha raggiunto un accordo di principio per la vendita e trasferimento delle proprie attività in Medio Oriente e Africa ad Arcelik, continuando a detenere la proprietà delle attività inerenti al business Emea di piccoli elettrodomestici KitchenAid.
La transazione dovrebbe concludersi nella seconda metà del 2023. Una notizia attesa, dopo l’operazione sulla Russia, tanto che era prevista una comunicazione agli azionisti il 31 gennaio. Ma l’accelerazione ha creato uno sconquasso.
Il “trasferimento del business europeo dei grandi elettrodomestici” tocca direttamente i cinque stabilimenti produttivi italiani e le due sedi direzionali, distribuiti tra Marche, Campania, Lombardia, Toscana, con tutta la forza lavoro.
Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm chiedono l’urgente convocazione di un tavolo ministeriale e soprattutto “garanzie sul mantenimento occupazionale dei 4.700 dipendenti e industriale con tutti gli stabilimenti e i centri ricerca”. Per i sindacati si tratta di operazioni “rischiose” e c’è il timore che le “sinergie di costi per 200 milioni di euro” avvengano a spese dei lavoratori.
Brucia il ricordo della chiusura del sito Whirlpool di Napoli: “Le istituzioni non ci hanno sostenuto e si sono attivate a scelta già compiuta”. Il governatore delle Marche Acquaroli chiede di sapere cosa succederà nei due siti di Fabriano e Comunanza.
Il ministro Adolfo Urso ha fatto sapere che “convocherà a breve l’azienda”: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy che conosce bene il dossier, “è pronto a verificare le intenzioni industriali dell’acquirente con l’obiettivo di salvaguardare le produzioni in Italia e i livelli occupazionali”.
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