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I neonazisti dell’ordine di Hagal volevano fare attentato al centro commerciale Vulcano Buono

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I destinatari di misura cautelare in carcere nell’ambito dell’indagine della procura di Napoli sul gruppo neonazista Ordine di Hagal sono Maurizio Ammendola, Michele Rinaldi, Massimiliano Mariano e Giampaolo Testa.

Ha l’obbligo di dimora Fabio Colarossi. A incastrarli sono state le intercettazioni, dalle quali e’ emerso anche un quadro inquientate. Testa stava progettando un attentato a una caserma dei carabinieri, mentre un complice voleva far esplodere una bomba in un centro commerciale.

L’uomo ora e’ in Ucraina dove sta combattendo la guerra contro la Russia. Le comunicazioni avvenivano in genere su Telegram. Ed e’ proprio in chat criptate, segrete che venivano lanciate teorie negazioniste della Shoah, ma non solo quelle, venivano illustrate ai proseliti.

Non solo la Caserma dei Carabinieri di Marigliano, ma anche obiettivi civili. Alcuni aderenti all’Ordine di Hagal, formazione neonazista oggetto delle indagini della Procura di Napoli culminate oggi in 4 arresti, progettavano un attentato contro il Vulcano Buono, centro commerciale di Nola  particolarmente frequentato a tutte le ore del giorno.

La circostanza, riportata nell’ordinanza del gip di Napoli Federica De Bellis, emerge da un dialogo tra due membri dell’associazione, Giampiero Testa, 25enne nato ad Avellino e residente a Marigliano (Napoli), e Anton Radomskyy, 27enne ucraino domiciliato a Marigliano.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Testa nell’ambito dell’associazione avrebbe ricoperto il compito di attuare attività di proselitismo, anche organizzando “escursioni” e riunioni, e mantenendo i legami con associazioni estremiste e neonaziste attive in Ucraina; Radomskyy invece avrebbe avuto il compito di procurare armi e contribuire all’addestramento militare degli associati, tenendo costanti rapporti con Testa e ponendo in contatto il gruppo con gli ambienti eversivi e paramilitari a sfondo neonazista operanti in Ucraina.

E’ quest’ultimo che, nel corso di una conversazione intercettata a metà 2021, chiede all’amico di fare un attentato al centro commerciale utilizzando una granata da guerra della quale è venuto in possesso, suscitando la reazione del 25enne che lo interrompe subito temendo di essere ascoltato e dicendogli di “non dire queste cose”.

Dal canto suo Testa ha invece espresso particolare avversione nei confronti dell’Arma dei Carabinieri, manifestando “chiari propositi omicidi contro i Carabinieri di Marigliano”, probabilmente per un precedente arresto per rissa, lesioni personali e porto di oggetti atti ad offendere risalente al 2016 e un’identificazione nel corso di un controllo avvenuto nel 2020, sempre a Marigliano.

La caserma dei carabinieri presa di mira dalla cellula neonazista con base a Marigliano, scoperta da una indagine della procura di Napoli nata nel 2019, era proprio quella di Marigliano.

“Solo una volonta’ dichiarata, mai seguita da una condotta attiva”, spiega Antonio Bocelli, dirigente della Digos partenopea. Bocelli sottolinea che “non si tratta di una cellula isolata. L’Ordine di Hagal ha fatto tanta propaganda usando Telegram con un canale denominato Protocollo4 che aveva tanti iscritti.

Tanti li abbiamo gia’ identificati”. Per entrare nell’Ordine era necessario fare un giuramento, un rito iniziatico, che dava accesso al primo dei cinque livelli in cui era organizzato, “in maniera verticistica e con una forte compartimentazione sia verso l’esterno che internamente”. L’obiettivo era quello di propagandare essenzialmente ideologia nazista, contro la religione ebraica, negazione della shoa finalizzata al sovvertimento dell’ordine democratico.

“Le perquisizioni di oggi partono da una prima parte dell’indagine che nasce nel 2019 e seguono altre perquisizioni, trenta, fatte a maggio e ottobre 2021 – racconta Bocelli – proprio dalle intercettazioni e’ emerso che alcuni membri hanno partecipato a corsi di addestramento di combattimento corpo a corpo, in particolare usando la tecnica del Krav maga, e anche addestramento all’uso delle armi, sia corte che lunghe”.

Per questo avevano anche ottenuto dei diplomi facendo corsi all’estero, ed erano molto preparati da un punto di vista fisico, tanto che volevano anche organizzare corsi di sopravvivenza estrema, ma non ci sono riusciti per motivi di natura logistica. “Nessun collegamento con Casapound e Forza nuova”, esplicita il dirigente della Digos partenope. Nelle perquisizioni trobvate e sequestrate armi bianche, pistole replica, e materiale come libri su Mussolini, Hitler, il suprematismo bianco, oletre che bandiere e foto evocative.

Il rito di iniziazione si ispirava agli dei del Valhalla e al pantheon nordico. L’Ordine si autofinanziava perche’ i proseliti versavano delle quote. Una decina di altre pesone sono indagate, e probabilmente altri nomi verrano fuori dalle perquisizioni.


Articolo pubblicato il giorno 15 Novembre 2022 - 13:53


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