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I legami col fratello detenuto e il traffico di droga dietro l’omicidio del 18enne a Casoria

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Antimo Granieri, il ragazzo di 18 anni ucciso ieri sera alle 22 a Casoria, potrebbe essere entrato in un ‘giro’ di traffici di droga.

 

Era lui l’obiettivo del raid culminato in una sparatoria in via Castagna dove e’ rimasto ferito anche un 16enne, per sua fortuna di striscio a un fianco. Secondo fonti investigative, il giovane era in una piazza di droga non autorizzata dal clan che a Casoria controlla gli affari criminali, ovvero i ‘nuovi Moccia’, che non hanno legati con la ‘vecchia’ cosca che ha base ad Afragola.

Granieri e’ anche il fratello di Vittorio, 27 anni, arrestato a giugno di tre anni fa per aver fatto parte del nuovo clan dei Casalesi, organizzazione criminale che per gli inquirenti aveva preso il posto del gruppo che fa capo alla famiglia del boss Francesco Bidognetti.

“Il destino ti ha riservato qst (questa) esperienza fa nnt (non fa niente) ma ci saranno cose migliori nella tua vita. Auguri vita myy (mia)”. Sono parecchi i post che Antimo Giarnieri – ucciso ieri sera nel Napoletano – ha pubblicato su Fb per suo fratello Vittorio, 27 anni, arrestato nel giugno del 2017, dai carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa in quanto ritenuto dalla DDA di Napoli, insieme con altre quattro persone, il fondatore di gruppo criminale, denominato la “nuova gerarchia del clan dei Casalesi”.

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Una organizzazione criminale che secondo gli investigatori aveva preso il posto del clan facente capo alla famiglia del boss Francesco Bidognetti, a capo di una delle quattro fazioni del clan dei Casalesi, sul territorio da sempre di competenza della cosca, ovvero la vasta area che dal comune di Parete arriva fino al litorale domizio, a Castel Volturno, toccando anche il comune napoletano di Giugliano, controllato dal clan Mallardo, da sempre alleato dei “bidogniettiani”.

Ai cinque, a vario titolo, vennero contestati, all’epoca, i reati di estorsione e detenzione illegale di armi e materie esplodenti, reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso, e Vittorio, all’inizio del 2019, venne condannato (a 7 anni e 4 mesi) anche dalla Corte di Appello di Napoli, insieme con gli altri quattro imputati.

La “nuova gerarchia del clan dei Casalesi”, secondo gli inquirenti, tra dicembre 2016 e il maggio 2017 mise a segno una serie di estorsioni a i danni di operatori economici dei comuni a cavallo tra le province di Napoli e Caserta e anche almeno quattro attentati dinamitardi nei confronti di chi si rifiutava di pagare il pizzo. Due componenti il gruppo, infine, diedero un importante aiuto alle indagini, iniziando a collaborare con la giustizia.


Articolo pubblicato il giorno 9 Luglio 2020 - 19:53


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