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Il Museo Irpino cambia pelle e apre nuovi spazi espositivi e lo fa grazie al contributo creativo di Metoda SpA

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Il 2 luglio scorso sono state inaugurate tre nuove sezioni museali, distribuite in 20 sale, all’interno del complesso monumentale del Carcere Borbonico di Avellino. Accanto a quelle preesistenti, consentono di fare un tuffo nella storia, nella cultura e nell’identità delle tante anime della provincia di Avellino. Sintetizzano le peculiarità che hanno segnato le vicende storiche dell’Irpinia, terra di transito, a cavallo di aree produttivamente privilegiate, la pianura campana ed il tavoliere pugliese.
Il viaggio alla scoperta delle peculiarità del territorio inizia nella sezione “Irpinia. Memoria ed evoluzione”, dove videoproiezioni e reperti provenienti da scavi e collezioni private dialogano tra loro tra effetti audio e luci diffuse.
Le installazioni multimediali, con rappresentazioni di altissimo contenuto scenico, sono prodotte da Metoda SpA in collaborazione con il CNR e professionisti della fotografia e della regia. L’azienda ha assunto il ruolo di driver delle numerose soluzioni tecnologiche implementate ed ha realizzato un museo multimediale dalla A alla Z, in tutti i suoi aspetti tecnologici e di contenuto.
Un pendaglio in bronzo di tremila anni fa, prima rappresentazione antropomorfa rinvenuta in Irpinia, frammenti di ceramica preistorica incisa, statuette lignee dal ribollente lago della Mefite, un’ara circolare in marmo dal foro della città romana di Abellinum, una moneta d’oro bizantina ed altri oggetti, scandiscono le tappe più significative della storia dell’Irpinia, dal Neolitico ad oggi.
Questi oggetti, provenienti da diversi contesti di scavo e dalla collezione Zigarelli, dialogano con le installazioni multimediali di tipo didattico come la ricostruzione della tomba del capo tribù della necropoli di Madonna delle Grazie, il touch dedicato all’incastellamento o quello relativo alle eccellenze enogastronomiche d’Irpinia.
Installazioni dal forte impatto emotivo come “I wilderness: racconti di una terra” e di tipo immersivo, dove alle immagini si affiancano i suoni, i touch screen e addirittura l’olfatto nella sala dedicata alla Mefite della valle d’Ansanto, dove si sente il ribollire della porta dell’Infero e il fumo acre delle esalazioni fa da cornice al video racconto del luogo che Virgilio citò nell’Eneide.
Nella sezione scientifica sono custoditi circa centro strumenti meccanici, ottici, acustici ed elettromagnetici databili tra la seconda metà del 1800 e la prima metà del 1900. Quasi tutti sono ancora funzionanti e provengono dalle scuole più antiche di Avellino. Nell’area espositiva è allestito uno spazio laboratoriale per esperienze didattiche come workshop e tinkering. Tra gli oggetti esposti, di grande rilievo per la sua rarità è un tubo di Geissler a reticolo quadrato, costruito in Germania alla fine dell’800 e considerato l’antenato dei moderni tubi al neon.
Infine, la Pinacoteca. L’allestimento è curato dal dipartimento DATA dell’Università La Sapienza di Roma. I dipinti esposti sono un invito ad un viaggio tra le immagini scaturite dal segno fluido e carico di olii e acrilici delle grandi correnti del Mezzogiorno d’Italia tra il XIX ed il XX secolo. La collezione, frutto di donazioni e acquisizioni avvenute nel corso del tempo, raccoglie dipinti legati al realismo e alle nuove tendenze artistiche a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Un importante nucleo è formato dalla collezione lasciata in eredità alla Provincia, nel 1903, dal pittore Achille Martelli: trentuno opere, di cui sedici realizzate dal pittore stesso, alcune delle quali, purtroppo, sono andate disperse. È possibile ammirare quadri e ceramiche di artisti come, tra gli altri, Domenico Morelli e Filippo Palizzi. Dal 2016 è entrata a far parte del patrimonio della Provincia di Avellino anche la donazione Iole e Alfonso Palladino. Tra gli oggetti ivi compresi ci sono una tela del Quattrocento attribuibile alla scuola del Lotto, una tela del Settecento di scuola veneta e uno splendido paliotto siciliano del Seicento inglobato magistralmente in una libreria degli anni Settanta del Novecento.
Non solo nuove sezioni, ma anche un nuovo sito internet, frutto di un impegno durato oltre un anno e di una collaborazione multidisciplinare di successo.


Articolo pubblicato il giorno 30 Luglio 2019 - 15:33


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