Hanno tutti chiesto l’ergastolo, gli avvocati delle parti civili del processo per l’omicidio di Vittorio Materazzo, l’ingegnere brutalmente assassinato a Napoli il 28 novembre 2017, davanti al palazzo dove abitava che vede come unico imputato il fratello Luca, arrestato in Spagna dopo circa un anno di latitanza. Due giorni fa il pm Francesca De Renzis ha chiesto per l’imputato la massima pena con l’aggravante della premeditazione. Il processo, in corso da quasi un anno nell’aula 115 del Tribunale di Napoli, e’ ormai alle battute finali. Tutti i legali hanno ripercorso le fasi dell’omicidio e ricostruito i motivi che avrebbero armato la mano di Luca. Per gli avvocati Errico e Arturo Frojo, rispettivamente legali dei figli e della vedova della vittima, Vittorio sarebbe stato ucciso da Luca, premeditatamente e con una brutalita’ difficilmente riscontrabile in altri omicidi, per questioni ereditarie e per un odio sedimentato a causa del fatto che Vittorio lo accusava dell’assassinio del padre ma anche e soprattutto perche’ l’ingegnere era un ostacolo per la sua fetta di eredita’. Non di questo avviso l’avvocato Gennaro Pecoraro, secondo il quale le vicende ereditarie non sarebbero alla base dell’atroce gesto. Il primo a rivolgersi alla Corte di Assise, presieduta da Giuseppe Provitera, e’ stato l’avvocato Errico Frojo per il quale non possono essere concesse le attenuanti generiche, “come per i baby killer della camorra”, in quanto Luca “e’ nato nella parte giusta della citta’, ha studiato e conosce bene la scala in cui il valore della vita e’ collocato piu’ in alto rispetto ai soldi”.
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