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Tifoso Inter morto: indagati per omicidio volontario 4 ultrà del Napoli

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Sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio volontario i quattro tifosi del Napoli che erano a bordo della Volvo V40 Station Wagon la quale, secondo gli inquirenti, ha investito l’ultrà del Varese (squadra gemellata con l’Inter) Daniele Belardinelli. Il 39enne, investito negli scontri fuori da San Siro tra le tifoserie di Inter e Napoli, è morto nella notte di Santo Stefano in ospedale. Al nome del giovane tifoso partenopeo che aveva preso in prestito l’auto del padre per la trasferta a Milano, nelle ultime ore si sono aggiunti anche quelli dei suoi compagni di viaggio. Al centro dell’inchiesta, c’è proprio la Volvo V40 nera presa in leasing da un 60enne napoletano che, secondo gli investigatori, ha travolto Belardinelli durante i tafferugli fuori da San Siro. È stato lo stesso genitore a dichiarare alla polizia che era stato il figlio a usare l’auto per andare a Milano con un altri quattro amici. Per questo il 25enne è stato iscritto dai pm Michela Borghieri e Rosaria Stagnaro e dall’aggiunto Letizia Mannella. L’ipotesi iniziale dei magistrati è che ci fosse lui alla guida quando “Dede” Belardinelli è stato travolto ma gli interrogatori degli altri passeggeri, sentiti dagli inquirenti milanesi per tutto il giorno in Questura a Napoli, hanno tracciato altri possibili scenari. Al volante, infatti, potrebbe esserci stato un altro ragazzo. Da chiarire anche perchè, una volta rientrati a Napoli, i tifosi abbia l’auto a lavare. “La usa il padre di uno dei miei clienti mi sembra sia normale lavarla prima di riconsegnarla. Non è stato un gesto compiuto per nascondere qualcosa”, ha assicurato l’avvocato Emilio Coppola, legale di 4 dei 5 passeggeri della Volvo. Nel frattempo, è tornato a casa sua Luca Da Ros, il tifoso 21enne dell’Inter arrestato dopo i tafferugli. Ieri il ragazzo ha parlato con i pm e li ha aiutati a ricostruire l’accaduto e oggi il gip Guido Salvini ha firmato l’ordinanza con la quale gli ha concesso gli arresti domiciliari. Il ragazzo ha fornito “numerosi dettagli” sulle “modalità dell’attacco” che saranno utili per “risalire ai responsabili dell’omicidio di Belardinelli”, “nonostante le minacce ricevute presso la sua abitazione e apparse sui numerosi social network”, scrive il giudice nel provvedimento. Il 21enne ha anche svelato “l’identità di numerose persone coinvolte” malgrado la “pressione” e la “omertà” della curva. La scelta non è stata facile per la “pressione che i gruppi di tifosi ultras sono in grado di esercitare”, ha ricordato il giudice. Ieri a San Vittore, il ragazzo ha esaminato un album fotografico che comprendeva le istantanee di 34 ultra e “ne ha riconosciuti 7-8”, “alcuni dei quali hanno partecipato” all’assalto, ha raccontato il suo legale, l’avvocato Alberto Tucci. Trai partecipanti al blitz, per Da Ros, c’era anche Nino Ciccarelli, capo dei ‘Viking’, una delle storiche tifoserie della curva Nord di San Siro. Il legale ha aggiunto che Da Ros ha riconosciuto tra le foto come partecipanti al blitz contro gli ultras napoletani “gli altri tre soggetti che erano in macchina con lui, tra cui ‘Giotto'”, che poi ha accompagnato in ospedale Belardinelli. Da Ros, per il suo avvocato, non sa se l’agguato sia stato preparato in precedenza anche perché “gli ultras accedono a queste notizie mano a mano che salgono la scala gerarchica”.


Articolo pubblicato il giorno 5 Gennaio 2019 - 17:45

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