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Importavano le ‘bionde’ nei container clone: sequestrate Lamborghini, 6 Maserati, due Porsche e una Jaguar. I NOMI

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I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Napoli e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalita’ Organizzata (SCICO) di Roma, che oggi hanno sgominato una banda transnazionale di contrabbandieri di sigarette hanno messo i sigilli anche a un’ autonoleggio di vetture di lusso, riconducibile a uno degli indagati e sequestrato una costosissima Lamborghini Gallardo Cabrio, una Jaguar, sei Maserati, due Porsche, e un’Audi. A questi beni si aggiungono 200 immobili, 3 societa’ e 5 orologi di lusso (4 Rolex e un Tudor). Oltre a Francesco Sepe, 51 anni, e Raffaele Truglio, 64 anni, sono stati arrestati anche Carmine Truglio, 46 anni, figlio di Raffaele (ai domiciliari), Massimiliano d’Onofrio, 45 anni, Carlo De Gregorio, 58 anni, Vincenzo Alfonso Assante, 58 anni, Salvatore Giamporcaro, 38 anni, e la romena Adina Ionescu, 33 anni.
Partivano dalla Romania con destinazione Libia le sigarette, in un container che pero’ in Italia, precisamente nel porto di Salerno, prima della partenza per Misurata, veniva sostituito da un “clone” e a destinazione invece che le “bionde” arrivavano scatole vuote e mattoni: e’ quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di Napoli e lo Scico di Roma che oggi hanno arrestato 9 persone (8 in carcere e uno ai domiciliari) ritenute componenti di una organizzazione criminale transnazionale dedita al commercio illegale di tabacchi esteri. Nell’ambito delle indagini le fiamme gialle sono riuscite a bloccare un carico da circa 9 tonnellate di “bionde”. I finanzieri hanno anche sequestrato beni per circa 15 milioni di euro (complessi aziendali e rapporti finanziari). I contrabbandieri riuscivano a eludere i controlli sfruttando la possibilita’ di far arrivare le sigarette nei Paesi extra Ue, come la Libia, con il regime di sospensione di imposta. La banda faceva capo a Francesco Sepe, 51 anni, e a Raffaele Truglio, 64 anni, ma era composta anche da altri pregiudicati partenopei. Il fronte estero della banda faceva capo a un cittadino moldavo, che foniva la merce grazie a una dipendente infedele di una fabbrica di sigarette romena, Adina Ionescu. Era lei, tra le altre cose, a fornire la documentazione, opportunamente realizzata per giustificare la presenza di sigarette romene in Italia.


Articolo pubblicato il giorno 15 Novembre 2018 - 18:08

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