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Gli ex ‘Buttafuori’ oggi Addetti Servizio di Controllo

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La figura del Buttafuori la si ritrova nei miti mesopotamici come quello di Nergal, il re dell’oltretomba per cui si dovevano superare i sette posti alla guardia alle porte degli Inferi. Ai tempi dei Romani esisteva l’ostiario schiavo a cui si dava il compito di custodire un’entrata e cacciare dall’abitazione chi non era gradito. Il chierico invece il primo degli ordini minori il compito di aprire e chiudere le porte della chiesa e di custodirla.
Il termine buttafuori ha trovavo con gli anni in Italia una regolamentazione ovvero quella della legge 15 luglio 2009, n. 94 disposizioni in materia di sicurezza pubblica e una terminologia professionale quale Addetti al Servizio di Controllo, in luoghi d’intrattenimento e di spettacolo aperti al pubblico o in pubblici esercizi, sempre comunemente chiamata “Buttafuori”.Per poter operare come Addetto al Servizio di Controllo si è tenuti prima di ciò a una formazione in un agenzia formativa accreditata alla regione presso cui ha la sede, per una durata complessiva di 90h che prevede argomenti quali area giuridica, area tecnica e area psicologico-sociale. Al termine del corso si sostiene un esame che permette di ottenere una certificazione con qualifica professionale.
Gli operatori sono tenuti alla riconoscibilità del personale con un tesserino recante la scritta «assistenza» e il relativo numero prefettizio, cosa che ogni prefettura italiana è istituito l’elenco del personale addetto ai servizi di controllo rilasciando loro un numero prefettizio che permette un contratto lavorativo tra operatore e gestore o titolare di agenzia autorizzati a norma dell’art. 134 del TULPS.
I requisiti che un Addetto al Servizio di Controllo deve possedere per poter operare come tale sono:
età non inferiore a 18 anni, idoneità psicofisica, assenza di uso di alcol e stupefacenti, non essere stati condannati, anche con sentenza non definitiva, per delitti non colposi; non essere sottoposti né essere stati sottoposti a misure di prevenzione, non appartenere a organizzazioni di cui al decreto-legge 25 giugno 1993, n. 205 ; diploma di scuola media inferiore.
Generalmente, le funzioni di controllo che svolgono possono essere raggruppate in tre specifiche tipologie: controlli preliminari, accesso e deflusso del pubblico, controlli all’interno del locale. L’attività riguarda: controlli preliminari presenza di sostanza illecite o oggetti proibiti con immediata comunicazione alla polizia, verifica di vie di fuga libere, controlli all’atto dell’accesso del pubblico al mantenimento dell’ordine dei locali aperti al pubblico presso il quale operano, all’allontanamento di persone fastidiose e/o moleste, al rilevamento della presenza di sostanze illecite o oggetti proibiti nonché di qualsiasi altro materiale che possa essere pericoloso per la pubblica incolumità o la salute delle persone e, quindi, destinate ad una determinata fascia di utenti, caratterizzata per fasce d’età e/o modelli comportamentali richiesti in particolari circostanze. Gli ambienti lavorativi in cui il buttafuori opera sono quelli come discoteche, pub e nightclub principalmente frequentati da giovani attratti dal divertimento e dalla musica che mischiati spesso purtroppo con il eccessivo alcool e l’abuso di droghe alterano i sensi dei giovani rendendoli incontrollabili e per cui gli Addetti al Servizio di Controllo si trovano a fronteggiare per l’incolumità del giovane stesso, degli altri frequentatori e dei buttafuori stessi.Per prevenire tutto questo ci deve essere la collaborazione del locale, la professionalità del buttafuori e la maturità del giovane. Se pur fonti di cronaca non li riportano è capitato che Addetti al Servizio di Controllo abbiano salvato la vita a giovani nell’evitare la loro autodistruzione. Come dei genitori premurosi anche il “Buttafuori” si assicura la serenità di questi giovani, dimostrando che non sono solo grossi fisicamente e che sanno menare come spesso ci si è immagina.

La legge afferma che i buttafuori non possono far uso di alcun mezzo di coercizione fisica, né tanto meno di armi o di altri oggetti atti ad offendere. Tuttavia, ben può accadere che un condotta violenta si renda indispensabile al fine di proteggere l’incolumità personale propria o altrui. La legittima difesa configura, nel diritto penale, una causa di giustificazione in proporzione all’offesa. Resta di fatto che la migliore arma per un Addetto al Servizio di Controllo siano: la comunicazione, ovvero saper parlare con il cliente con garbo e professionalità portandolo alla ragionevolezza e alla tranquillità permette di evitare situazioni degeneranti, studiare il comportamento di alcune persone che possono avere atteggiamenti offensive o moleste nei confronti di altre permette di evitare discussioni ed eventuali risse e il gioco di squadra, ovvero la collaborazione operativa dell’intero team di addetti al servizio di controllo, che siano una squadra affiatata e ben intesa tra loro, in cui ogni operatore può contare sulla professionalità del suo collega in qualsiasi caso.

Dario Procida-Presidente SQUAD SMPD


Articolo pubblicato il giorno 29 Giugno 2018 - 13:06


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