Arrivano le condanne per i quattro produttori e trafficanti di marijuana. Il gruppo che, da imprenditori agroalimentari passò a produrre canapa indiana, aveva come sede Sant’Antonio Abate. Tutti all’interno dell’azienda avevano un ruolo, c’era anche una donna 70enne che si occupava dello spostamento dei sacchi di erba già essiccata. Le condanne sono arrivate per Lucia Cannavacciuolo e il figlio Antonio Buononato che dovranno scontare 4 anni e 4 mesi di reclusione. L’altro figlio, Francesco, e il complice Francesco Bozzaotre hanno patteggiato una pena di 3 anni e 6 mesi. L’operazione fu condotta dalla Polizia di Castellammare di Stabia in collaborazione con i colleghi di Pagani. Le 21 serre agricole erano nel salernitano mentre il laboratorio per produzione e stoccaggio a Sant’Antonio Abate. A Gragnano, invece, c’era uno dei depositi più piccoli. I due impuntati arrestati in flagranza di reato hanno affrontato il processo con rito abbreviato ed hanno patteggiato la pena. Il pm Antonella Lauri aveva chiesto condanne differenti. Per Antonio Buononato aveva chiesto 3 anni e 8 mesi perché aveva confessato fin dal primo momento. Per la donna, invece, la 70enne addetta alla sistemazione dei sacchi, fu richiesta una condanna più pesante: 5 anni e tre mesi perché si era data alla fuga. In carcere resta al momento solo il reo confesso Antonio Buononato.
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