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Napoli, manca l’ambulanza: il medico dell’ospedale paga di tasca propria per trasferire il paziente

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Napoli. Un uomo di cinquantotto anni, dopo aver accusato un malore, è giunto in ospedale con i mezzi propri. Qui, pur mancando la cardiologia, gli internisti di turno hanno subito individuato e diagnosticato (ricorrendo al tracciato elettrocardiografico e all’ecocardiogramma), una fibrillazione ventricolare: una emergenza cardiaca molto grave, da valutare e trattare con un esame angiografico, da effettuare in un reparto di emodinamica che all’ospedale San Paolo di Fuorigrotta manca.
La struttura di riferimento della Asl Napoli 1, dopo il trasloco dal Loreto Mare, è l’ospedale del mare, ma in quel momento, tuttavia, l’ambulanza rianimativa a disposizione dell’ospedale di Fuorigrotta, era impegnata nel trasferimento di un altro paziente. In una situazione simile, il medico di turno al pronto soccorso contatta la centrale operativa del 118 che però rimanda alla convenzione che la Asl Napoli 1 ha stipulato con la Italy Emergenza per il trasporto secondario di pazienti, da impiegare quando le ambulanze d’ordinanza sono già impegnate. Allora viene contattato il primario del pronto soccorso del San Paolo che a propria volta allerta il direttore sanitario che rimanda nuovamente al 118 per chiedere l’intervento di un’ambulanza Italy Emergency. Passano minuti preziosi anche se per fortuna il paziente era stato nel frattempo stabilizzato. E, in questo scenario, emerge che la convenzione tra la Asl e Italy Emergency funziona solo dal lunedì al venerdì, ma nessuno degli operatori sanitari ne era al corrente.
La risolutezza del medico di turno, come ha raccontato il quotidiano Il Mattino, è stata fondamentale: ha chiesto l’intervento di un’autoambulanza privata anticipando il costo del servizio di tasca propria dal medico che sarà rimborsato in seguito in quanto esiste un’autorizzazione a ricorrere a tale procedura in casi estremi. Ma di sicuro il tempo trascorso nel reperire un mezzo di trasporto adeguato al caso potevano incidere negativamente sul destino del paziente. Un rischio corso di cui non hanno colpa gli operatori del Pronto soccorso che, anzi sono stati prontissimi sia a diagnosticare la patologia, sia ad assistere l’ammalato e nel provvedere in qualche modo al trasferimento in un ospedale più attrezzato per effettuare la coronarografia.
Un episodio indicativo sulle difficoltà organizzative che devono fronteggiare gli ospedali della Asl Napoli 1 dotati di pronto soccorso che, per fortuna, s è risolto ne migliore dei modi.


Articolo pubblicato il giorno 18 Aprile 2018 - 08:34


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