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Detenuto muore in ospedale per una perforazione all’intestino: scatta l’inchiesta

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E’ morto in carcere a Fuorni per una perforazione all’intestino dopo che era stato ricoverato alcuni giorni prima per accertamenti presso la sezione detentiva dell’azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno ma era stato dimesso. lamentava forti dolori addominali. Aniello Bruno, 50 anni, un noto pregiudicato di Angri condannato per associazione camorristica è morto nella notte tra sabato e domenica in un disperato tentativo di intervento chirurgico per tamponare la perforazione che aveva all’intestino. La moglie, che lo aveva visto il giorno prima durante il colloquio, ha presentato una denuncia attraverso l’avvocato Pierluigi Spadafora. La salma del detenuto ora è stata sequestrata e il magistrato ha disposto l’autopsia che dovrà chiarire le cause della morte ed eventuali responsabilità. La moglie ha saputo della morte del marito la domenica di Pasqua quando è stata avvisata che l’uomo era morto durante un intervento chirurgico in ospedale senza nemmeno avvisarla del suo ricovero. Anche i compagni di cella hanno fatto sapere tramite l’avvocato che Aniello si lamentava da una settimana. la moglie ora vuole capire se il marito poteva essere salvato se ci fosse stata una maggiore attenzione nelle visite mediche. Il magistrato ha disposto il sequestro anche di tutte le cartelle cliniche.

Aniello Bruno era stato arrestato nel febbraio del 2017 insieme con il boss Marzio Galasso detto ‘Marzullo’, il figlio Giovanni e Aldo Fluido Esposito detto ‘Gigin o cusacc’. Secondo l’accusa minacciavano le vittime delle loro estorsioni, quasi sempre imprenditori edili, costringendoli a pagare il pizzo. Le indagini partirono dopo l’esplosione di un ordigno in un cantiere edile di Sant’Egidio del Monte Albino nel 2016, dove stava sorgendo un centro medico polispecialistico. Numerosi gli episodi contestati ai Galasso, padre e figlio. In particolare per l’estorsione al centro medico, dopo aver fatto esplodere l’ordigno, i due imposero alla vittima di mettersi sotto la ‘protezione’ della malavita per evitare conseguenze peggiori. Tra le vittime il titolare di una impresa edile che avrebbe dovuto versare la somma di 50mila euro,e quello di una ditta impegnata a realizzare un sottovia carrabile ad Angri, commissionato da Rete Ferrovie Italiane. Fu poi la volta di una società immobiliare, anch’essa costretta a versare cinquemila euro per la cessione di una quota di una comproprietà familiare collegata all’impresa stessa.
Le indagini si sono concentrate tra il 2016 e il 2017. Marzio Galasso è accusato anche di evasione dagli arresti domiciliari, di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e di detenzione di armi. Reato contestato unicamente anche a Fluido, che avrebbe «commercializzato illegalmente» armi di svariato tipo e calibro, in favore proprio di Galasso Marzio che secondo quanto emerso nel corso delle indagini era vicino al clan scafatese dei Loreto-Ridosso. I quattro, però, facevano riferimento al clan Galasso-Fontanella, operante nella zona tra Angri e Sant’Antonio Abate.


Articolo pubblicato il giorno 3 Aprile 2018 - 08:02

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