Sono stati depositati i primi verbali del neo pentito della camorra napoletana, Salvatore Maggio, al servizio prima del clan Mazzarella e poi dei Puccinelli-Petrone del rione Traiano prima di tornare in piazza Mercato e cercare di creare un gruppo tutto suo per la gestione delle estorsioni del traffico di droga e del pizzo a tutti i commercianti della zona. Le dichiarazioni, con molti omissis, di Totore Maggio sono agli atti del processo che comincerà martedì prossimo davanti al giudice per l’udienza preliminare e che vede come imputati una novantina tra boss e affiliati delle famiglie malavitose del rione Traiano che gravitavano attorno ai Puccinelli-Petrone e finite in carcere lo scorso anno. Maggio ha fatto luce su una serie di omicidi commessi per conto del clan Mazzarella “Per loro ho commesso omicidi”, ha messo a verbale. E si riferisce al boss Gennaro Mazzarella detto ’o schizzo, ai suoi figli Ciro e Franco. E poi per il clan Puccinelli-Petrone. Ma sta svelando anche, come riporta Il Roma, i nomi di killer, gestori delle piazze di spaccio e delle estorsioni per conto dei due clan. Un fiume in piena. Le sue dichiarazioni quasi certamente nei prossimi mesi porteranno a una serie di blitz. Intanto ecco quanto dichiarato a proposito del clan Puccinelli-Petrone: “Per quanto riguarda la mia affiliazione al clan Puccinelli, prendevo la settimana perché ero stato arrestato per reati commessi per loro conto. La settimana era ricavata, così come quella di Francesco Petrone e Francesco Puccinelli, dalla quota pagata dai gestori delle piazze dal sistema Puccinelli. Anche mio zio Ciro Puccinelli era mantenuto attraverso la riscossione di tali quote. Inoltre, mio zio riceveva anche la quota pagata da Francesco Pascarella. Il Pascarella gestiva agenzie di gioco e scommesse e faceva parte del clan Cutolo. L’organizzazione della piattaforma dei siti su cui lavoravano le agenzia di Pascarella era gestita direttamente dalla moglie di Salvatore Cutolo e dal nipote detto ’o killer.Il clan Cutolo teneva nascosto che Pascarella lavorava per loro. Pascarella pagava però anche una quota al clan Puccinelli pari a 10mila euro al mese perché tutti i guadagni illeciti del rione Traiano doveva essere divisi tra due clan. Questa quota andava a Ciro Puccinelli, mio zio, padre di Francesco, in quanto Pascarella doveva dare conto anche al clan Puccinelli per evitare ritorsioni da parte di Francesco Petrone detto “’o nano” e di Francesco Puccinelli, come referenti del clan Puccinelli unitamente al figlio di ’o nano e a Peppe Lazzaro. Queste cose me le ha confermate in carcere Peppe Lazzaro, durante la mia ultima detenzione a Poggioreale, nella stessa cella, dopo il mio arresto del 10 giugno del 2016. Nel luglio del 2006 sono stato arrestato perché insieme a Francesco Puccinelli, Salvatore Sembianza e un minorenne siamo stati trovati in possesso di due pistole. Sono uscito dal carcere nel 2013 e sono entrato a far parte del clan Puccinelli. Percepivo, come ho detto, mille euro a settimana dal sistema Puccinelli. In carcere sono stato mantenuto dal clan Puccinelli dopo l’arresto per detenzione e armi”.
(nella foto da sinistra Gennaro Mazzarella ‘ schizzo, Salvatore Maggio e Francesco Petrone ‘o nano)
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